Start up: le 5 domande che devi porti prima di aprirla

Se pensi di aver avuto l’idea del secolo (o semplicemente un’idea che piacerà agli altri e grazie alla quale potrai guadagnare denaro) e vuoi aprire una start up dovresti stare molto attento alle tante insidie che si nascondono dietro questa nobile iniziativa. Non stiamo parlando alle insidie di tipo burocratico e finanziario – che tutti danno per scontato – bensì a quelle che, più genericamente, riguardano il mercato. Insidie che possono essere riassunte in queste domande, ossia le domande che dovresti porti prima di aprire una start up.

Aprire una start up innovativa: la questione del bisogno

Quale bisogno soddisfa il mio prodotto? E’ una domanda fondamentale. Come la dottrina del marketing insegna, un prodotto per avere successo deve soddisfare un bisogno, sia esso materiale piuttosto che sociale o morale. Se quella necessità giù viene ampiamente soddisfatta dai prodotti esistenti nel mercato, allora le cose si complicano e le barriera all’entrata si alzano. Il consiglio è cercare una necessità inespressa e creare un prodotto a partire dalla stessa.

Io comprerei il mio prodotto? Una delle prime regole per chi vuole produrre e vendere è immedesimarsi, con le dovute distanze, con i clienti. Quindi porsi questa domanda è molto utile, anche perché consente di visualizzare gli eventuali difetti di progettazione o di concept. E’ possibile comprendere quanto il prodotto è facile da utilizzare, utile, sicuro etc. Il rischio è non solo fare un fiasco in termini di vendite ma anche essere inondati da recensioni negative che, senza appello, azzopperebbero la start up nei primi mesi di vita.

Creare una start up di successo: clienti e competitor

Il bacino di clienti potenziali è abbastanza grande? Questo è un altro punto fondamentale. Magari il prodotto è perfetto, soddisfa realmente un bisogno “trascurato” dal mercato, è progettato in modo impeccabile… Ma se il bacino dei clienti è minimo, il fatturato della start up non decolla. Quindi il consiglio, a meno che non si scelga proprio un mercato di nicchia e si punti sul prezzo elevato, è di pensare a prodotti che abbiano un numero di potenziali clienti elevato.

Può essere emulato con facilità? Anche se tutte le condizioni sopra riportate venissero esaudite correttamente, rimarrebbe comunque il rischio emulazione. Si costruisce il prodotto perfetto, il mercato reagisce correttamente, le vendite sono soddisfacenti ma ecco che i competitor copiano la nostra idea. Il consiglio, quindi, è dotare il prodotto di qualche elemento difficilmente emulabile, il quale, nonostante i tentativi di “scopiazzameno” sia in grado di garantire la necessaria unicità.

Ho un piano B? Porsi questa domanda è difficile, anche perché si è costretti a immaginare il proprio fallimento. Eppure è proprio vero: non è detto, anzi è raro, che una start up sopravviva alla prova del mercato. Lo start upper, quindi, ha il dovere morale, soprattutto nei confronti di se stesso, di redigere una exit strategy nel caso in cui le cose andassero male. Lo scopo è uscire di scena senza troppi danni economici.

Ovviamente, ci sono poi tutta una seria di problemi da affrontare prima di aprire una start up, la maggior parte dei quali riguarda i finanziamenti (occhio ai prestiti a fondo perduto), che possono essere interni (a cura dei soci) o esterni. In quest’ultimo caso, essenziale è la redazione di un buon business plan, ossia il documento che illustra il prodotto, nonché le caratteristiche e le potenzialità della futura start up.

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