Colloquio di lavoro individuale: consigli per superarlo

Colloquio di lavoro

Il colloquio di lavoro individuale è un’esperienza che spesso genera ansia. L’aspirante lavoratore viene messo alla prova, interrogato, coinvolto in quello che è frequentemente considerato un duello 1 vs 1 (come minimo). Eppure è semplice uscirne vincitore. E’ sufficiente seguire pochi consigli. Certo, l’assunzione non è garantita, anche perché in gioco entrano svariati fattori, ma la classica “bella figura” sì. Ha trattato di recente l’argomento Marco Montemagno, guru della comunicazione, volto famoso dello Iab Forum di Milano. Ecco cosa, secondo lui, un candidato dovrebbe fare per emergere dalla massa e aumentare esponenzialmente le sue chance di assunzione.

Colloquio uguale esame

Il primo consiglio può sembrare banale, ma non lo è affatto: arrivare preparati (come consiglia Manpower) al colloquio di lavoro individuale. E’ ovvio, l’ignoranza non è mai bene accetta, soprattutto se si lotta per un posto di lavoro. Ciò che Marco Montemagno intende è però un’altra cosa. Il candidato dovrebbe prepararsi, oltre che sul lavoro in sé, sull’azienda che lo esamina. Chi organizza un colloquio si aspetta di essere apprezzato, di sentirsi a suo modo unico. Non è solo un’esigenza di tipo narcistico, bensì pratico. Un lavoratore che conosce l’azienda si integrerà più facilmente, oltre a dimostrare una certa cura per il dettaglio e rifuggire qualsiasi sospetto circa una presunta superficialità.

Fondamentale è anche l’atteggiamento durante il colloquio di lavoro individuale. Montemagno lamenta, strano ma vero, che molti candidati tendono a distrarsi. Capita, infatti, di perdere l’attenzione senza nemmeno accorgersi, un particolare che chi esamina nota con estrema facilità. Il consiglio, quindi, è quello di rimanere attenti, di “stare sul pezzo”, di prestare la massima cura a ciò che l’esaminatore dice. Proprio come se fosse l’esame più importante della propria vita. Lo sguardo vacuo di chi si sta volando con l’immaginazione è il peggiore biglietto da visita. Il motivo di ciò non è riconducibile alla mera esigenza di rispetto ed educazione ma anche a un altro bisogno fondamentale: l’intervistatore è interessato non solo al lavoratore, ma all’uomo, e necessita di sapere chi realmente si trova davanti.

Colloqui: la questione dell’unicità

Marco Montemagno conferisce molta importanza alla questione dell’unicità. E’ un dato di fatto: ci sono più aspiranti lavoratori che posti di lavoro, quindi è necessario emergere dalla massa, dimostrarsi unici. Il rischio, vista l’omogeneità delle esperienze e soprattutto del percorso formativo, è essere percepiti come una commodity. Un modo per dimostrarsi unici è presentare un lavoro in sede di colloquio. E’ qualcosa che in pochissimi fanno, a cui nessuno penso. Va bene tutto, a dire il vero, purché fatto come di sdeve. Avere qualcosa in portfolio rappresenta certamente un passo in avanti, ma potrebbe fare la sua figura anche una ricerca sui competitor. Ovviamente, questo consiglio è valevole soprattutto per chi cerca una occupazione nel terziario, magari nell’ambito dei servizi all’impresa (es. comunicazione e marketing).

In questa visione, il curriculum è solo un terminale freddo, un’immagine statica. L’obiettivo di fondo, quindi, è dimostrare che quanto scritto nel curriculum è vero. L’unicità è un concetto fondamentale, proprio perché i candidati, nella maggior parte dei casi non per colpa loro, tendono ad assomigliarsi agli occhi di un’azienda.

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