Libero professionista: ecco i pro e i contro

conviene fare il libero professionista

Conviene fare il libero professionista? E’ una domanda che si pongono in tanti, soprattutto chi si sta per affacciare al mondo del lavoro o chi è rimasto deluso dalle sue ultime esperienze lavorative. E’ una domanda a cui è difficile rispondere. In primo luogo, perché vi è anche una forte componente di casualità nella storia professionale di ognuno. Secondariamente, perché i fattori in gioco sono molto numerosi.

Una cosa si può fare però: elencare i pro e i contro di questa scelta, tra quelli che maggiormente ricorrono nelle testimonianze di chi ha provato entrambe le campane, ovverosia lavoro dipendente e lavoro autonomo.

I vantaggi del libero professionista

Il primo vantaggio che balza all’occhio, e di cui anche i profani si rendono conto, può essere riassunto in una parola sola: libertà. Non c’è dubbio: è questa la più grande differenza tra lavoratore autonomo e partita IVA. Quest’ultimo, infatti, può organizzare il proprio tempo come meglio crede, a patto di rispettare le consegne. Non ha orari, non ha obblighi verso un datore di lavoro. Può decidere come e quando lavorare.

Il secondo vantaggio consiste in uno stipendio potenzialmente più alto di quello dipendente. Il corsivo in questo caso è d’obbligo. Tuttavia, è proprio vero: i liberi professionisti non hanno uno stipendio fisso, quindi, più clienti e commesse raccolgono, maggiore sarà il proprio reddito. Da questo punto di vista, conviene fare il libero professionista.

Il terzo vantaggio consiste nella facoltà di scegliere i propri clienti. E’ vero, di questi tempi si cerca di non buttare via niente, ma nessuno vieta a un lavoratore autonomo di rifiutare un lavoro. Ben più difficile è rifiutare per i lavori dipendenti, che in genere devono sottostare ai desideri del proprio superiore.

Meglio dipendente o partita IVA? Gli svantaggi di quest’ultima

Ora diamo un’occhiata all’altra faccia della medaglia. Purtroppo, gli svantaggi sono tanti.

In primo luogo, la mancanza dello stipendio fisso. Questo può essere un vantaggio, come abbiamo visto, ma anche una forte penalizzazione. Se non si è abbastanza bravi a contattare clienti, o semplicemente si vive un periodo di magra, il rischio è di guadagnare poco o nulla (in questo caso non conviene fare il libero professionista).

Un altro svantaggio enorme consiste nelle ferie. Ovvio, si può decidere di prendersi una vacanza, peccato che, a differenza del lavoro dipendente, non siano pagate. Se non si lavora, non si guadagna.

Un terzo svantaggio riguarda la burocrazia. A meno che non si assuma una segretaria, o ci si riferisca per qualsiasi aspetto a un commercialista (e la cosa è relativamente antieconomica) ciascuno deve fare il “segretario di se stesso“. Questo problema coinvolge tutti gli aspetti della vita di un libero professionista, dalla fatturazione alla dichiarazione dei redditi.

Infine, la pressione fiscale. Essa è alta, come per i lavoratori dipendenti del resto, ma lo è particolarmente per i liberi professionisti in quanto costretti a pagare “qualcosa” anche in assenza di reddito. Questo qualcosa è rappresentato, tra l’altro, dai versamenti alle casse professionali e dalla tassa di iscrizione all’albo professionale. Nella migliore delle ipotesi, si parla di una o due migliaia di euro.

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