Cosa prevede il DDL sul lavoro autonomo

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C’è voluto quasi un anno e mezzo (il Consiglio Dei Ministri la licenziato la norma a gennaio 2016) ma finalmente il DDL sul lavoro autonomo è finalmente legge. A inizio maggio, il Senato ha approvato il decreto legislativo che pone in essere tutele per una categoria tra le più bistrattare del mondo professionale.

Il lavoratore autonomo senza partita IVA non è coperto dal DDL

Durante l’ultimo passaggio parlamentare, per giunta, il decreto ha subito alcune modifiche, tutte di natura più o meno positiva. I senatori hanno approvato un articolo che impone al Governo di esercitare delle deleghe utili a ottimizzare l’efficacia delle Casse Previdenziali. Sempre in Senato, è stata resa perpetua l’indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi, purché questi siano iscritti alla Gestione Separata dell’INPS. Questa specifica norma sarà in vigore dal 1° luglio 2017. Questa norma aggiunge un tassello importante, per quanto escluda i non possessori di partita IVA (un lavoratore autonomo senza partita IVA, comunque, è più unico che raro). Include, però, i dottorandi di ricerca. I ricercatori, finalmente, avranno una tutela che auspicavano da tempo.

Uno spazio importante del DDL è stato dedicato allo Smart Working. Un’attività, questa, semplicemente ignorata in passato dal legislatore, che così si è messo decisamente al passo con i tempi. In primo luogo, la legge definisce cosa sia realmente lo Smart Working. Nello specifico, è quell’attività lavorativa che, in una prospettiva di maggiore agilità, viene praticata in un luogo diverso dal luogo di lavoro, senza un vincolo a una posizione. Il lavoratore “smart”, è stato decretato dal DDL, ha diritto poi a un trattamento economico e normativo del tutto identico, o comunque mai inferiore, a quello relativo a un lavoratore “classico” di pari grado e mansione. La necessità di dare questa definizione, al di là delle tutele, è determinata dalla volontà di distinguere lo Smart Working dal semplice telelavoro.

Le tutele per il lavoratore autonomo con partita IVA

Ecco le altre novità proposte dal DDL sul lavoro autonomo:

  • Tutele sui pagamenti. Questi devono avvenire entro il termine concordato, oppure entro 30 giorni dall’emissione della fattura.
  • Maternità e malattia. Chi è iscritto alla Gestione Separata dell’INPS può godere di un periodo di congedo parentale di 6 mesi (in passato era di 3). Durante il periodo di congedo, il lavoratore può ricevere una indennità, anche se continua a lavorare. Se l’attività è continuativa, poi, il datore non può licenziare il lavoratore.
  • Sconti sulla formazione. Le spese per la formazione, nel limite dei 10.000 euro annui, sono deducibili ai fini IRPEF.
  • Tavolo tecnico. I lavoratori autonomi potranno usufruire di un tavolo tecnico di confronto di natura permanente, composto dai sindacati e dai rappresentati selezionati dal Ministero del Lavoro.
  • Centri per l’Impiego. La norma istituisce uno sportello ad hoc per i lavoratori autonomi, finalizzato all’incontro tra domanda e offerta.
  • Appalti pubblici. I lavoratori autonomi possono partecipare ai bandi per l’assegnazione di appalti pubblico, come anche per l’assegnazione di incarichi di consulenza e ricerca, purché individuali.
  • Preavviso. Se lo smart worker è legato da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il datore può revocare la modalità “smart” dietro preavviso non inferiore ai 30 giorni. Se il motivo è giustificato, il datore può comunque revocare tale modalità anche senza preavviso.

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