Crowdfunding: consigli per finanziare il proprio progetto

crowdfounding

Dopotutto, il crowdfounding è una realtà relativamente recente. Si pensi che la nascita di Kickstarter, la più grande piattaforma di finanziamento dal basso, è datata 2009. Tuttavia, è impossibile negare che l’idea di fondo abbia incontrato un grande successo. I motivi? La capacità di soddisfare un bisogno reale, e in un modo semplice intuitivo: trovare finanziamenti senza passare dalle banche. Per quanto l’idea possa sembrare semplice, però, fare crowdfounding, e quindi realizzare il proprio obiettivo di finanziamento, non è affatto semplice. Di seguito, una rapida panoramica del crowdfounding in generale, con un occhio di riguardo riservato alla situazione italiana, e qualche consiglio per chi vuole presentare un progetto.

Crowdfounding in Italia

Come abbiamo già specificato, il crowdfounding è partito dagli Stati Uniti. Si è poi diffuso in tutto il mondo, ma non in maniera uniforme. Tra i contesti meno fertili, purtroppo, spicca quello italiano. Non tanto per una penuria di piattaforme (che invece sono numerose) quanto per una platea di finanziatori che fa fatica a raggiungere la massa critica. Il motivo di ciò risiede nella diffidenza nutrita ancora da una larga parte della popolazione non tanto per il concetto di finanziamento dal basso, quanto per le transazioni digitali in generale. Una diffidenza che comunque scomparirà, è solo questione di tempo.

Se spostiamo le sguardo verso l’offerta di piattaforme, invece, c’è da essere ottimisti. Tra i nomi di spicco del crowdfunding italiano figura Eppela, che ha il pregio (o il difetto, dipende dai punti di vista) di essere generalista, ossia ospita progetti di qualsiasi tipo e dei settori più svariati. Tra le piattaforme specializzate spunta invece Produzioni dal basso, dedicata al mondo dell’editoria.

Nonostante sconti una certa penuria di numeri, il comparto è in crescita. A dimostrazione di ciò, l’interesse mostrato dalla Consob, che ha normato le attività di crowdfounding in Italia.

Crowfounding, consigli per le start up

E’ difficile ottenere un finanziamento con il crowdfounding? La risposta purtroppo è affermativa. Ad oggi, però, rimane il metodo più semplice per una start up (qui consigli generici per aprirla) che non è in grado di apportare a un istituto bancario le dovute garanzie per finanziarsi e trasformare il proprio progetto in realtà. Quindi, occorre rimboccarsi le maniche. Ecco qualche consiglio.

Il primo è quello di muoversi solo dopo aver fatto una ricerca di mercato. Non è necessario assoldare agenzie del settore, è sufficiente studiare i progetti ospitati dalle piattaforme. In questo modo si potrà cucire la propria offerta non solo sulle proprie esigenze, com’è ovvio che sia, ma anche sui gusti e le tendenze presenti presso il pubblico dei finanziatori. Lo si può fare senza spendere denaro: l’iscrizione alle piattaforme è gratuita.

Un secondo consiglio è quello di comportarsi come se si stesse presentano un progetto a una banca. Certo, dal punto di vista formale sono possibili (anzi doverose) delle variazioni di registro, ma i potenziali finanziatori devono sapere cosa stanno per finanziare. Il progetto, poi, deve essere originale, fattibile e… Già concreto. Nel senso che i finanziatori dovrebbero poter toccare con mano i frutti, fosse anche un prototipo o un prodotto/servizio in fase beta.

Infine, è sempre meglio non abbondare i dettagli tecnici. Anche perché il rischio è quello che qualcuno copi l’idea. Una eventualità che, in assenza di copyright, è davvero spiacevole…

Be the first to comment on "Crowdfunding: consigli per finanziare il proprio progetto"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*