Come diventare Personal Trainer: università e percorsi professionali

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Se il vostro chiodo fisso è il fitness e volete trasformare questa passione in una professione vera e propria potete prendere in considerazione di diventare Personal Trainer. Lo stipendio, va detto, non è astronomico, soprattutto se si sceglie la via del lavoro dipendente (ovviamente in una palestre). Le cose migliorano vistosamente se si opta per la via del libero professionismo (con tutti gli effetti collaterali negativi derivanti dal mettersi in proprio). In questo articolo offriremo una panoramica di questa figura professionale, illustreremo i percorsi formativi più efficaci per diventare Personal Trainer e daremo qualche informazione specifica circa la retribuzione.

Cosa fa il Personal Trainer

L’immaginario collettivo sovrappone la figura del Personal Trainer con quella dell’istruttore di palestra. In verità, questa sovrapposizione non è totalmente ingiustificata, dal momento che gli elementi in comune sono presenti e sono anche numerosi. Il Personal Trainer, però, è una figura più specifica, che non si occupa solamente di dirigere gli esercizi dei clienti di una palestra.

Ma cosa fa un Personal Trainer? Ecco una lista esaustiva dei suoi compiti.

  • Programma e organizza l’allenamento
  • Offre consigli di natura generale per raggiungere gli obiettivi prestabili
  • Offre consigli che riguardano l’alimentazione
  • Motiva
  • Disciplina

Si intuisce, quindi, che il Personal Trainer è quella figura che utilizza più leve per favorire il miglioramento della forma fisica del cliente, e che si occupa, pertanto, non solo del corpo ma anche della mente.

Come diventare Personal Trainer: non solo scienze motorie

Un altro pregiudizio che alberga nell’immaginario collettivo suggerisce che basta la laurea in scienze motorie per intraprendere la professione del Personal Trainer. Scienze motorie apre “direttamente” molte porte (eccone alcune), ma non quella del Personal Trainer. Occorre, infatti, completare la formazione con dei corsi professionalizzanti.

Il riferimento è a tutti quei corsi accreditati presso l’ASI e il CONI. Tutti i corsi che non rispettano questo requisito basilare sono da scortare, in quanto non abilitano alla professione.

Tra i corsi professionalizzanti (quindi accreditati) i migliori sono quelli organizzati dall’AIPT (Accademia Italiana Personal Trainer) che hanno un forte carattere di ufficialità.

I corsi sono piuttosto lunghi, durano infatti 50 ore, buona parte delle quali vengono trascorse in palestra. I docenti sono professionisti del settore e rispondono ad alcuni criteri specifici. Il loro elenco è visionabili sui siti del CONI e dell’ASI.

Per quanto riguarda la retribuzione, dipende dalle modalità con le quali la professione viene pratica: lavoro dipendente o lavoro autonomo? Nel primo caso si lavora nella palestra di qualcun altro, e gli stipendi raramente superano i 2.000 euro. L’entry level però non è affatto male, in quanto è pari a 1.000 euro o su di lì.

Più fortunato, almeno sulla carta, chi lavora in maniera autonoma. I più bravi doppiano o triplano i 2.000 euro che, come abbiamo già detto, rappresentano praticamente la massima aspirazione dei lavoratori dipendenti. A fare la differenza, però, oltre alle competenze che non possono certo mancare, anche la capacità di stringere relazione e di attrarre clienti. Il consiglio è di iniziare come lavoratori dipendenti, in modo da fare esperienza e creare uno zoccolo duro di clienti, e solo dopo mettersi in proprio.

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