Lavorare da casa: cosa ne pensano le aziende

Viene definito, certamente con una connotazione positiva, “smart working”. E’ il lavoro da casa, il sogno di molti, una necessità per alcuni, soprattutto per coloro che per vari motivi non possono muoversi dal proprio domicilio. Niente ufficio, niente rapporti obbligati con i collegati, capi lontani dall’occhio e dal cuore; ma anche niente orari di lavoro prestabiliti, niente confini certi tra tempo di svago e tempo di lavoro. Insomma, lavorare da casa è un’attività che dà e che toglie (e che non riguarda solo i freelance). Ad ogni modo, cosa ne pensano le aziende? Nutrono una buona opinione sullo smart working? A rispondere è l’interessante sondaggio realizzato da Ales Market Research, commissionato da Citrix (realtà che si occupa di spazi di lavoro mobili).

Lavorare da casa online: le aziende si stanno organizzando

Questa modalità inedita, almeno rispetto al vecchio modo di concepire il posto di lavoro, è una realtà che le aziende prendono in considerazione e che, anzi, stanno cercando di sfruttare. Certo, non tutte ma siamo già a percentuali notevoli. Secondo il sondaggio, il 44% a livello internazionale (Europa, Asia, America) sostiene il lavoro da casa, quindi un’attività lavorativa che non preveda la presenza in ufficio. Di queste, il 61% ha già redatto una policy specifica su questo argomento.

A essere consapevoli di questa opportunità sono soprattutto i responsabili delle risorse umane, ossia i dipendenti e i manager dei dipartimenti HR. Ebbene, il 66% ha affermato che lo smart working appartiene alla visione futura dell’azienda; il 77% si è dichiarato consapevole dei bisogni e delle esigenze di chi si impegna a lavorare da casa.

Lavorare da casa con pc: i vantaggi percepiti

Interessante è anche il capitolo dei “vantaggi percepiti”. L’84% dei responsabili HR crede che lo smart working conferisca flessibilità all’azienda. L’81% crede che la possibilità di lavorare da casa venga considerata appetibile dai lavoratori, soprattutto da quelli più giovani. La stessa percentuale reputa inoltre che lavorare da casa aumenti la produttività dei dipendenti in quanto consente loro di essere operativi a prescindere dall’orario e dal luogo in cui si trovano.

Vi è una certa consapevolezza anche sugli svantaggi. Il rovescio della medaglia, per il 52% degli intervistati, considerano lo smart working pericoloso per la dimensione sociale dell’azienda (a causa delle limitazione nei rapporti personali. Il 57% pensa che lavorare da casa equivalga a “minor controllo” e che questo possa incidere negativamente sulle performance.

Un dato particolare riguarda il fabbisogno tecnologico. Molto semplicemente, alcune aziende non si sentono pronte dal punto di vista infrastrutturale. Il 55% degli intervistati ha dichiarato che la propria organizzazione non sarebbe in grado di gestire efficacemente dei dipendenti che desiderassero lavorare da casa. Si segnala inoltre una certa paura sul fronte “data security” (48%).

A prescindere dai numeri e dalle percentuali, è impossibile negare l’evoluzione del concetto stesso di lavoro. Le tecnologie digitali, ma anche un crescente bisogno di flessibilità, ha spianato la strada all’ascesa dello smart working. Un processo che ai più lungimiranti appare irreversibile.

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