Gli sbocchi lavorativi della laurea in scienze politiche

scienze politiche

I corsi di laurea in scienze politiche hanno perso un po’ di appeal negli ultimi tempi. Il motivo risiede in un triste fenomeno: i laureati in scienze politiche fanno fatica a trovare lavoro. E’ vero, l’asticella si è alzata, e il settore pubblico, che prima offriva molte opportunità, sta cedendo spazio. Tuttavia, sono ancora molti gli sbocchi lavorativi a disposizione di chi si laurea in scienze politiche. Ecco le professioni disponibili.

 

Scienze politiche e sbocchi lavorativi

Uno sbocco naturale, per così dire, è la politica. Buona parte del piano di studi, a prescindere dall’indirizzo, è incentrato alla comprensione dei sistemi istituzionali e politici, un requisito fondamentale per chi vuole “buttarsi in politica”.

Un altro sbocco naturale è invece la carriera diplomatica. Il piano di studi, infatti, ha una forte componente “internazionale”. Va detto, però, che la carriera diplomatica è preclusa a coloro i quali non dispongono di competenze linguistiche avanzate. In buona sostanza, è necessario conoscere alla perfezione almeno due lingue straniere.

Anche la carriera da funzionario e da dirigente rappresenta uno sbocco naturale per chi si laurea in scienze politiche. Il piano di studi, infatti, è composto da discipline che riguardano da vicino il funzionamento della “cosa pubblica”. Il limite, come già anticipato, è rappresentato da un settore pubblico che ha ceduto gran parte delle proprie prerogative a tutto vantaggio del settore privato.

Una professione interessante, nonché a portata di mano per i laureati in scienze politiche, è il mediatore internazionale. A certificarlo è la già citata componente internazionale del piano di studi. Attualmente, sono buone le opportunità nel terzo settore, nelle organizzazioni di volontariato e nelle organizzazioni non governative.

Una professione a cui i laureati in scienze politiche pensano raramente ma che si posiziona, di contro, entro la loro portata è quello del formatore. Nello specifico, formatore dell’amministrazione pubblica. Il motivo va rintracciato nell’aumento dell’età media dei professionisti della PA, causata da un ricambio generazionale molto lento. Le persone non si possono “svecchiare”, ovviamente, ma le loro competenze sì Da qui la domanda crescente di corsi di formazione e, conseguentemente, di formatori.

Va citata, infine, la professione del giornalista. In genere, si pensa che per fare il giornalista sia necessaria una laurea in lettere oppure un diploma in una scuola giornalistica (qui trovate le migliori). E invece sei segnalano possibilità anche per i laureati di scienze politiche. Ciò non deve stupire: scienze politiche offre conoscenze approfondite sui meccanismi e le dinamiche che regolano il vivere comune e, nello specifico, le istituzioni (nazionali e internazionali).

Cosa si studia nelle facoltà di scienze politiche

Laurearsi in scienze politiche non è una passeggiata. Il piano di studi, a prescindere dagli indirizzi, è molto complesso. A dispetto del nome, infatti, le discipline non riguardano solo la politica bensì la storia, la giurisprudenza, l’economia, la sociologia e, soprattutto, le relazioni internazionali.

Ovviamente, esistono vari indirizzi ma tutti offrono – come minimo – una infarinatura delle materie appena descritte. Ad ogni modo, le classe di laurea sono le seguenti:

  • Scienze dell’amministrazione e dell’organizzazione (L16)
  • Scienze politiche e delle relazioni internazionali (L39)
  • Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace (L37).

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