Lavorare bene con il capo: 3 consigli fondamentale

Capo

L’ambiente di lavoro determina la produttività dei dipendenti ed è responsabilità, in una qualche misura, della loro serenità. Tra i fattori che maggiormente influiscono sulla qualità del lavoro, spicca il rapporto con il capo. E’ evidente anche a chi ha lavorato sempre in proprio, o a chi un lavoro non ce l’ha mai avuto: lavorare bene con il capo è fondamentale, per l’azienda e per se stessi. Ecco 3 consigli semplici che tu, semplice lavoratore dipendente, puoi mettere in pratica fin da subito.

Lavorare con il capo: una precisazione

Prima di fornire tre consigli, per così dire, universali, è bene puntualizzare un aspetto. O, come sarebbe più corretto dire, riflettere su un dubbio che attanaglia chiunque sia stato assunto da poco, magari dopo un faticoso processo di selezione: cercare con il capo una relazione stretta fin da subito, magari per ingraziarselo, o tenere moderatamente le distanze in segno di rispetto? La domanda, anche se potrebbe portare a un fraintendimento, non ruota attorno alla “tattica del leccapiedi”. Non si tratta di decidere se arruffianarsi qualcuno oppure no, bensì del corretto atteggiamento da adottare dal punto di vista relazione.

E’ purtroppo un dubbio che rischia di rimanere irrisolto, dal momento che non è possibile suggerire una soluzione unica, valida per tutte le situazioni. In verità, dipende dalla personalità del capo. Sta a te, dipendente ultimo arrivato, cogliere i segnali di una eventuale apertura piuttosto che di una esigenza di autorità che, al giorno d’oggi e soprattutto in Italia, persiste.

I consigli per lavorare bene con il capo

Sii schietto. La base di ciascuna relazione, sia esse amorosa, amicale o professionale, è costituita dal dialogo e dalla comunicazione. Essa non può prescindere da una pur minima dose di chiarezza e trasparenza. Questi elementi dovrebbe esistere in tutte le fasi della comunicazione, sia quando a comunicare è il capo sia quando a farlo sei tu, dipendente. Ovviamente, non si può costringere qualcuno a comportarsi bene, soprattutto se è un superiore, ma lo si può chiedere (con garbo).

Certamente, si può rispettare per primi questo semplice consiglio: chiedere sempre cosa ci si aspetta da lui, quali sono le mansioni, in che cosa consiste un’attività che è stata assegnata e così via. I fraintendimenti, soprattutto all’inizio di una rapporto di conoscenza, possono provocare danni irreversibili.

Non essere indiscreto. Leggasi “non dare fastidio se non è strettamente necessario”. Il tuo capo, anche se sei arrivato da poco, non è né il tuo tutor né un tuo pari (a meno che non l’abbia posta egli stesso in questi termini). Dunque, è bene rivolgergli la parola quando la situazione lo richiede. La situazione adatta può essere, per tornare al discorso di prima, un chiarimento su un incarico, ma anche un incontro casuale davanti alla macchinetta del caffè. Ma se per esempio un dubbio che ti viene in mente può essere dipanato dal tuo vicino di scrivania, perché andare dal capo e dimostrare tutta la tua mancanza di discrezione?

Siate proattivi. La proattività è la classica dote che impressiona i capi, anche perché consente loro di delegare e alleggerire il proprio carico. Più che le parole, i gesti, per instaurare una buona con il proprio capo contano i fatti. Risultare indipendenti e autonomi, ma comunque rispettosi dei ruoli, è il primo passo, nonché il più solido, per costruire una relazione proficua per entrambi.